Lo Stile del Pensiero Francescano - Cleilton Feitosa
Se può parlare di stile del pensare francescano valutando l'unità entro la storia della filosofia francescana che, durante il tempo si è definita in molteplici indirizzi. Unità nella fonte ispiratrice, e pluralità nelle espressioni; essendo la radice dello sguardo francescano la lettura dell'essere mossa dal primato del Bene come fonte e luce di tutte le creature, come anche dello stesso cosmo. Bene come "sinonimo di ciò che non è prevedile e non deducibile, che si offre e si dà, esigendo una risposta grata e ablativa" [1]. Tutto che Dio ha fatto è buono. La bontà della creatura viene vista come espressione della Bontà di Dio come anche la bellezza contenuta in ogni singola creatura viene letta come immagine della bellezza del suo Artefice. L'approccio della filosofia francescana procede alla ricerca e analisi dell'essere a partire dal bene impresso in esso, quale dono del suo Creatore. A livello pratico, il francescano attinge da questa teoria la base della sua dimensione missionaria e pastorale che cerca anzitutto creare le condizioni perché questo bene sia risvegliato e desiderato.Da questo principio unificativo, sorge nel lungo della storia, molteplici indirizzi che, pur conservando l'unità ispiratrice, si purificano nelle espressioni. Sono tre i riferimenti fondamentali del pensiero francescano nel dibattito filosofico: quello bonaventuriano, quello scontista, e quello che deriva dalla scuola di Ockham.
La logica del pensiero della filosofia bonaventuriana ci porta a quella logica presente anche nella filosofia agostiniana, vale a dire l'affermazione delle creature, nella totalità dei loro rapporti, come discorso divino. La chiave di lettura del pensiero bonaventuriano è trascendente, la verità viene dall'alto verso basso, verso l'uomo che non è il protagonista di questa ricerca, ma sostenuto da questa verità che si identifica con la Parola di Dio, l'uomo si deve aprire ad aderire alla logica di questa verità. la filosofia pertanto diventa un mezzo viale e funzionale all'accoglienza della verità vista come assoluta.
In oltre alla filosofia bonaventuriana, abbiamo come indirizzo, la linea del pensiero filosofico del Doctor subtilis. Nel pensiero scotista, in contrapposizione a quello bonaventuriano, la ricerca dell'intelletto riceve maggiore autonomia. Una cosa è la ricerca della verità e dell'adeguazione del nostro intelletto alle cose, e altra è la ricerca di penetrare i misteri di Dio, attraverso la meditazione sulla sua Parola. Le cose hanno la loro origine in Dio, ma dopo il peccato, esse si vanificarono che perdettero la capacità di ricondurre a Dio. Una è la verità colta dallo sforzo razionale, e altra la Verità che ci è stata trasmessa dalla Rivelazione divina. Viene messa in contrapposizione la "sapientia mondana" alla "sapienza theologica". Per esplorare la Verità di Dio, necessita prima accoglierla.
Affrontiamo in G. d'Ockham il problema della logica del linguaggio. Raccogliendo le suggestioni della mediazione linguistica, marcante nella filosofia agostiniana-bonaventuriana, come la teoria di Scoto sull'entità dell'essere delle creature con una propria individualità unica e irripetibile, Ockham propone un'indagine impostata secondo quel rapporto tra i modi di dire le cose e i modi d'essere delle cose, rapporto parola e realtà. Questa problematica mette in foco tra l'altro l'alterità come mistero che resta mistero anche nell'ottica del rapporto in Dio. Ogni creatura espressa la sua singolarità nel rapporto con l'altro. Per mezzo del linguaggio, questa pluralità diventa punto d'incontro e d'unità nella distinzione, senza però sopprimere l'alterità.
1- L'unità nella diversità
Il principio che regge lo stile del pensiero francescano è quello che afferma che Dio non ha creato noi e le cose perché buone, ma noi siamo buoni perché creati da Dio. Tutto è buono soltanto perché è voluto da Dio. Così la comprensione delle creature come epifania di Dio. I pensatori francescani sono unanimi nel dire che quello che importa non è soltanto il punto di vista della sola ragione, ma di Dio, l'Assoluto che ha fatto del relativo il suo tempio perché l'uomo potesse raggiungere la verità. Però questa non nella sua totalità, proprio perché l'uomo è visto come vestigio, immagine, somiglianza del suo Artefice. Noi "interpretiamo", non "vediamo" i misteri della Parola di Dio nella Rivelazione. Tutto è visto alla luce di questa Rivelazione, il mondo, le cose del mondo sono viste come frammenti di questa verità. Compito del francescano sarà interpretare il mondo e la realtà al di là degli ostacoli presenti fra la bellezza, riflesso della Bellezza originaria, lavorando per convertire la mentalità alla verità nella concretezza della vita di ogni giorno. Lavoro metafisico, ma anche pratico ed esistenziale.
Questa teoria rende ad esempio la visione dell'amore non come quella pagana che procede da basso all'alto ma, dal principio della bontà dunque dell'amore come fondamento del valore, quindi dall'alto verso il basso, da Dio verso l'uomo contrastando con l'amore dei filosofi antichi che, prima di essere segno della perfezione, è simbolo di debolezza. I dèi dei filosofi non amano, non si muovono a compassione e non guardano all'uomo. L'amore per il francescano trova la sua massima espressione nella creazione. Questa più che dall'intelletto "pensante", nasce dalla "volontà donante". Il mondo è espressione dell'amore libero di Dio.
La filosofia francescana, come risposta alla problematica della libertà in rapporto con la volontà e la ragione, vede il reale come "volitum" in contrapposizione alla visione del mondo come "effectum". La forza di questo disegno no sta nella razionalità, ma nella volontà amante che presuppone una gratuità, un dono. Così l'essere va colto nella logica del dono più che nella logica dell'atto. Visto in rapporto a Dio il dono è gratuito, espressione appunto della volontà amante; visto dal punto di vista dell'uomo, il dono o viene accolto e respinto, dunque presupposto di libertà. Pertanto salvaguardare la libertà di Dio è salvaguardare la libertà dell'uomo, perché un Dio necessitato non può creare la libertà.
Tipico nel pensare francescano è la dimensione affettiva. Le passioni sono lette non come ostacoli per raggiungere la verità, ma potenze, se vengono ben guidate verso la Sorgente della bellezza d'ogni creatura. Senza la "passione della ragione" non si arriva alla verità, e se si arriva, non la si riconosce, e quindi non la si ama. Le passioni sono inclinate alla bellezza. Per arrivare alla sorgente bisogna distinguere la relatività della bellezza delle creature alla Bellezza del suo Artefice. Questo è il compito della ragione che deve indirizzare le passioni verso l'Assoluto. Il francescano trova nelle cose create vie che protendono alla loro sorgente. Con base a questo la verità viene percepita in misura che è vissuta. Trascendente dunque è la base del pensiero francescano dentro dell'ambito del pensiero cristiano.
2- Il dialogo con le istanze fondamentali del pensiero filosofico contemporaneo
Nel pensiero filosofico contemporaneo troviamo l'affermazione del potere dell'uomo. Con l'Illuminismo, il pensiero ha subito un forte mutamento, mettendo il relativo al posto dell'Assoluto e il temporale al posto dell'eterno. L'epilogo di tele processo Marx Weber lo ha compendiato nel "disincantamento del mondo", entrando in crisi il carattere sacramentale della natura. L'essere è stato spezzato. Viviamo nel mondo dell'uomo diviso, dove ogni parte deve essere al suo posto. Con la scuola del sospetto (Marx, Nietzsche, Freud), abbiamo perso il senso oggettivo del mondo. L'esistenza è vista come fine in sé stessa e l'uomo come ragione del suo essere. Il francescano cerca, prendendo come base il discorso comune ai pensatori d'oggi, cioè il discorso sull'autenticità, rispondere nel dibattito della filosofia postmoderna intraprendendo un'opera di autentificazione, attraverso l'approfondimento delle implicazioni dell'etica della libertà. Cosa capiamo per autenticità? L'obiettivo del francescano è quello di innalzare la filosofia dell'autenticità all'ideale che la spinge. Si tratta di mettere il relativo al suo posto e ridare il primato al Bene, come espressione di tutto quello che Dio ha fatto e ha detto.
La filosofia postmoderna esalta la soggettività, il modo soggettivo di intraprendere l'esistenza. Non è bene ciò che è bene, ma ciò che piace e conviene. Il francescano entra nel dibattito filosofico proprio da questo punto di vista e invita a riflettere sulla necessità di distinguere il "modo" con cui pensiamo e viviamo dal "contenuto" del nostro pensare e del nostro vivere. La maniera, rimanendo soggettiva, deve trovare oggettività nel contenuto, che perciò deve trascendere l'io ampliandone gli orizzonti. Quindi diventa necessario autentificare l'autenticità. Anzi che eliminare il relativo, non nel senso relativistico, si deve celebrarlo e riaffermarlo come relativo, cioè qualcosa che è in relazione con l'Assoluto.
Il contributo del pensiero francescano all'attuale dibattito filosofico, cerca innanzitutto di liberare la liberta. Alla logica del dominio dell'uomo della scienza e della tecnologia, il francescano propone una logica diversa, con un'etica dell'attenzione efficace per l'altro, l'etica della solidarietà. Si tratta di ritornare alla semplicità dell'essere, principio di bellezza e di qualità divina.
[1] O. Todisco, Studi Francescani, 94 - 1997. 329, 352

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